Territorio e Cultura

Borgovelino

Borgo Velino (noto in precedenza come Borghetto; Borghittu in dialetto sabino) è un comune italiano di 943 abitanti della provincia di Rieti, nel Lazio. Fino al 1927 faceva parte della provincia dell’Aquila, in Abruzzo e, dal 1233 al 1861, è stato parte integrante del giustizierato d’Abruzzo e della provincia Abruzzo Ultra II, nel distretto di Cittaducale, con capoluogo L’Aquila.

Si trova in prossimità del sito dell’antico centro sabino Viario situato nelle immediata collina alle falde sud-orientali del Terminillo, i cui rari resti sono stati rinvenuti nell’area orientale confinante ad un’antica torre medievale, ora occupata da un campo coltivato. Paese natale di Giulio Pezzola brigante filo spagnolo del XVII secolo.

Il giornalista nel territorio. Gianluca Gizzi incontra i ragazzi del Progetto Ripartiamo

Il nome di Gianluca Gizzi va sicuramente aggiunto alla lista delle personalità legate a Rieti ed interessate alla ripartenza delle zone colpite dal sisma. Proprio ieri pomeriggio nella sala consiliare della Provincia, il giornalista di Rds, ha incontrato i ragazzi del progetto “Ripartiamo”, volto a far conoscere le qualità del nostro territorio dopo la tragedia del 2016. Un incontro in cui Gizzi, originario di Leonessa, ha fornito ai ragazzi diversi spunti per rilanciare il Reatino, elogiandone le bellezze naturali, la forte tradizione e svelando anche diversi trucchi del mestiere di giornalista. «Sono estremamente legato a Rieti – confessa Gizzi, aggiungendo – È una terra con delle grandi potenzialità».

Antrodoco

Fino al 1927 ha fatto parte della provincia dell’Aquila, in Abruzzo e, dal 1233 al 1861, per più di 600 anni, è stato parte integrante del giustizierato d’Abruzzo e della provincia Abruzzo Ulteriore II, nel distretto di Cittaducale, con capoluogo L’Aquila. Dal 2006 è insignito del titolo di città.
La città di Antrodoco è situata lungo la via Salaria. Da Antrodoco inizia la Strada statale 17 dell’Appennino Abruzzese e Appulo Sannitico, che la collega con l’Abruzzo, il Molise e la Puglia. I 13 km che percorre questa statale nel comune di Antrodoco costituiscono la splendida e tuttora integra Valle di Corno, dove sorgeva l’antico Castello, fino ad arrivare al valico di Sella di Corno.

Antrodoco, come la stessa etimologia del toponimo (“in mezzo ai monti”) suggerisce, è circondato da tre gruppi montuosi.

A nord-est del paese si erge il Monte Giano (1820 m). 

A sud troviamo A nord la Valle del Velino (o Falacrina) è sovrastata dal Monte Elefante (2089 m), facente parte del massiccio del Monte Terminillo (il Mons Tetricus degli antichi Romani).

Ad ovest invece la valle si allarga formando, superato Borgo Velino, la Piana di San Vittorino.

Paganico Sabino

Paganico Sabino sorge nel verde dei Monti Carseolani, a 720 s. l. m. È separato dalla vicina Ascrea dalle profonde Gole dell’Obito e situato in posizione dominante sul Lago del Turano. Il borgo, quindi, offre al visitatore un quadro paesaggistico incantevole e a tratti quasi surreale.
Il borgo di Paganico Sabino ha l’aspetto tipico del castrum medioevale, con vie strettissime protese verso il suo punto più alto, e cioè il luogo che presumibilmente fu della rocca, oggi occupato dalla Parrocchiale di San Nicola.
Paganico Sabino è uno dei centri più vetusti della Valle Turanense, menzionato fin dall’852 nel Regesto Farfense. Anzi, alcuni studiosi ritengono che le sue origini risalgano addirittura all’epoca romana. Ciò, del resto, sarebbe attestato innanzitutto dal nome stesso di «Paganico», che deriva dal latino paganicum, secondo un toponimo con cui nel Medioevo venivano definiti i villaggi eredi di insediamenti romani o che presentavano rovine di quel periodo. In particolare, l’Orsini, in un articolo del 1935, sostenne l’ipotesi per la quale la Paganico medievale si sarebbe sviluppata sull’area dell’antica Falacrine, patria di Vespasiano.
Il centro storico di Paganico non offre particolari attrattive dal punto di vista monumentale: di un certo interesse sono comunque la Parrocchiale di San Nicola e le chiese di San Nicola e di Santa Maria dell’Annunciazione (ove, all’interno, sono un affresco del XVI secolo raffigurante la Crocifissione ed un ciclo pittorico recentemente riscoperto).

Il Lago del Salto

Il lago del Salto è il più grande lago artificiale del Lazio, situato in provincia di Rieti e creato nel 1940 dallo sbarramento del fiume Salto con la diga del Salto e la conseguente sommersione dell’omonima profonda Valle nel Cicolano.

Le sue acque sono condivise con quelle del vicino lago del Turano, altro bacino idroelettrico, mediante un canale artificiale lungo circa 9 km sotto la giogaia del Monte Navegna (1508 m s.l.m.). I due bacini artificiali del Salto e del Turano alimentano la centrale idroelettrica di Cotilia, costruita nel 1942 a servizio delle acciaierie di Terni.
Il lago di conformazione molto allungata, all’apparenza come un enorme fiume o fiordo, e dall’importante perimetro per via anche della linea costiera molto frastagliata, segue fedelmente la stretta conformazione dell’omonima Valle del Salto ed è compreso prevalentemente nel comune di Petrella Salto, ma parte delle sue acque ricadono anche entro i confini dei comuni di Pescorocchiano, Fiamignano, Varco Sabino e Marcetelli.

Per la sua realizzazione sono stati cancellati e ricostruiti sulle sponde i centri abitati di Borgo San Pietro, Teglieto e Fiumata, frazioni di Petrella Salto, e Sant’Ippolito, frazione di Fiamignano. Di questi si ricorda il primo come marginale esempio di architettura razionalistica italiana in una provincia durante il Fascismo segnata prevalentemente da interventi rurali e forestali.

La diga del Salto e sullo sfondo Poggio Vittiano, frazione di Varco Sabino
Una grossa lapide incisa nella roccia presso la Diga del Salto, situata nel bordo nord-occidentale del lago, ricorda le vittime per la costruzione del possente sbarramento cementizio alto oltre 90 m, all’epoca della sua costruzione la diga più alta d’Italia.

Tutta la valle del Salto in corrispondenza del lago è coperta da fitti boschi lungo le pendici montuose dei monti che diradano bruscamente sul Lago.

Il cuore di Rieti

Il centro di Rieti sorge a un’altitudine di 405 m s.l.m. su una piccola altura nell’angolo sud-est della pianura denominata Piana Reatina, ai piedi dei colli San Mauro (o dei Cappuccini), Sant’Antonio al Monte e Monte Belvedere. La piana si estende per circa 90 km² ed è racchiusa dai Monti Reatini (tra cui il Monte Terminillo) ad est, dai Monti Sabini ad ovest ed è tagliata dal fiume Velino che riceve in essa le acque dei fiumi Salto e Turano.

L’estensione dell’antico Lacus Velinus
La piana anticamente era occupata dalle acque del Lacus Velinus; fu bonificata in età romana aprendo un varco tra il calcare accumulatosi nei secoli presso Marmore, generando così l’omonima cascata. Di questo lago restano specchi d’acqua minori: il lago di Piediluco (provincia di Terni), quello di Ventina e i laghi Lungo e di Ripasottile, gli ultimi due protetti dall’omonima riserva naturale.

Accumoli

Situata all’altitudine di 855 m s.l.m. nell’Appennino umbro-marchigiano in una conca all’estremo Nord-Est del Lazio, Accumoli è inserito nella Comunità montana del Velino. Fino al 1927 era parte della provincia dell’Aquila in Abruzzo. Il comune di Accumoli (insieme a quello confinante di Arquata del Tronto) è uno dei due comuni italiani che confinano con tre regioni (Abruzzo, Marche e Umbria) diverse da quella di appartenenza (Lazio).
Il nome di Acumulo appare forse per la prima volta nel 1037 quando Corrado II confermava la donazione della Terra Summatina fatta da Maginardo di Siolfo nel X secolo al vescovo di Ascoli.
Il comune ha origine nel XII secolo, quando il territorio nella Valle del Tronto era sotto il dominio dei Normanni e in seguito del Regno di Napoli. Cascia minacciava l’estremo confine del Regno, così per rafforzarlo, i governatori locali decisero di riunire sotto un’unica città i tanti villaggi sparsi per la Valle del Tronto sostituendo probabilmente il decaduto centro di Summata.
Il 24 agosto 2016 è stato colpito da un terremoto di magnitudo 6,0, con epicentro nella stessa Accumoli, che ha causato 11 vittime (4 nel capoluogo e 7 nelle frazioni) e gravi danni al centro storico.

Rieti e il centro storico

Ritenuta dagli autori dell’età classica il centro geografico d’Italia (Umbilicus Italiae), Rieti sorge nella fertile Piana Reatina alle pendici del Monte Terminillo, sulle sponde del fiume Velino, in un territorio ricco d’acqua che fornisce alla Capitale molta dell’acqua potabile di cui necessita.

Di origini ancor più antiche di Roma, fu fondata all’inizio dell’età del ferro e divenne un’importante città dei Sabini. Fu conquistata dai Romani nel 290 a.C e, dopo la caduta dell’impero, dai Visigoti; sotto i Longobardi fu gastaldato nel Ducato di Spoleto. Entrata a far parte dello Stato Pontificio, costituiva un territorio di frontiera con il Regno di Napoli e nel XIII secolo fu frequentemente sede papale. Dopo l’annessione nel 1860 al Regno d’Italia fu aggregata alla provincia di Perugia, in Umbria, finché nel 1927 fu istituita la provincia di Rieti passando nel Lazio.

Greccio il Paese del Primo Presepe

Greccio fu fondato, secondo la tradizione, da una colonia o famiglia greca, fuggita o esiliata dalla patria in seguito a guerre e distruzioni che innamoratasi della amenità del luogo e della comodità di difesa naturale che offriva, ci si stabilì. Da qui il nome Grecia, Grece, Grecce ed infine Greccio.

Il Presepe di Greccio è la tredicesima delle ventotto scene del ciclo di affreschi delle Storie di san Francesco della Basilica superiore di Assisi, attribuiti a Giotto. Fu dipinta verosimilmente tra il 1295 e il 1299 e misura 230×270 cm.

 

Il Presidente della Provincia – Territorio e Cultura

Il Presidente della Provincia di Rieti parla di territorio e cultura. Puntare sulle ricchezze naturali e culturali per il rilancio del territorio.

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