Redazione RIpartiamo

Amatrice

Amatrice è situata al centro di una conca verdeggiante, incastonata a sua volta in un’area al confine tra quattro regioni italiane: Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo, in una zona strategica di passaggio tra versante adriatico e quello tirrenico, nell’alto bacino idrografico del fiume Tronto.

II suo territorio si articola in un altopiano centrale con un’altitudine compresa tra i 900 e i 1000 metri, ospitante il lago di Scandarello, un bacino artificiale ottenuto mediante lo sbarramento del rio Scandarello nel 1924, e circondato da rilievi che sul lato orientale superano i 2400 metri, in corrispondenza della dorsale principale dei Monti della Laga. Nel comune di Amatrice è inclusa la cima del Monte Gorzano (2458 m), la vetta più alta del Lazio, mentre sulla stessa linea spartiacque si ergono anche le cime di Pizzo di Moscio, Cima Lepri e Pizzo di Sevo tutte sopra i 2400 m di quota.

A differenza di diversi altri gruppi appenninici, la catena della Laga non è costituita di calcari, bensì di rocce poco permeabili, quali arenarie e marne, meglio note come molasse che rendono molto limitata l’infiltrazione delle acque piovane nel sottosuolo. Ciò permette l’esistenza di un gran numero di sorgenti perenni, distribuite sin quasi sulle vette, che alimentano la circolazione superficiale. Questo territorio, quindi, a differenza delle altre montagne dell’Appennino centrale, si presenta verdeggiante e ricco d’acqua durante tutto l’anno.

Monte Gorzano
Salendo dalla conca verso le cime, si abbandonano i coltivi e i boschi prevalentemente formati di cerro, castagno e pioppo, per entrare poi nelle caratteristiche faggete di montagna. Il bosco si spinge così sino a circa 1800 metri di quota, per lasciare quindi lo spazio alla prateria d’altitudine che, all’inizio dell’estate, subisce l’effetto del fenomeno della fioritura. In questo contesto assumono particolare rilievo i numerosi fossi che scendono verso valle con un continuo susseguirsi di salti di roccia. Questi, nella fascia d’altitudine compresa tra 1300 metri e 1600 metri di altitudine, formano cascate con dislivelli anche di 70-80 metri che, spettacolari in primavera per la portata d’acqua dovuta al disgelo, assumono toni suggestivi in inverno per l’abbondante ghiaccio che le riveste.

Dal 1991 il territorio amatriciano è incluso nel parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga cui la cittadina dedica un piccolo parco turistico-fotografico con annessa l’intera planimetria-altimetria 3D.

Il 24 agosto 2016 Amatrice è stata devastata da un terremoto di magnitudo 6.0 della scala Richter, prodottosi alle 3:36 nell’area reatina con epicentro nella vicina Accumoli; proprio Amatrice ha pagato il maggior tributo di vite umane all’evento: sulle 300 vittime totali,[10][11] 235 sono morte nel suo territorio, che ha visto distrutta la gran parte degli edifici pubblici e privati.

Il 18 gennaio 2017 una serie di quattro nuove scosse con epicentro nei vicini comuni di Montereale (5.1), Capitignano (5.5) e Pizzoli (5.4 e 5.0) ha colpito il comune, provocando nuovi crolli alle strutture già lesionate dai precedenti sismi e abbattendo quanto rimaneva del campanile della chiesa di Sant’Agostino.

Il Santuario di Fonte Colombo

Il santuario-convento di Fonte Colombo presso la città di Rieti è uno dei quattro santuari francescani che delimitano il cosiddetto Cammino di San Francesco nella Valle Santa reatina, insieme al convento di Greccio, al santuario della Foresta, e al santuario di Poggio Bustone (convento di San Giacomo).

«Il monte della Regola, monte Ranierio [NDR: l’attuale Fonte Colombo], è stato riempito dal Signore di divina dolcezza, consacrato al sapore mellifluo della sua presenza, in mezzo al festoso stuolo dei beati. È divenuto un nuovo Sinai, dove, sentendolo tutti, fu data la legge. Un altro monte Carmelo, dove l’anima di Francesco si intratteneva e conversava con il Signore. Fontecolombo è il monte che dobbiamo salire a piedi scalzi,perché è un luogo veramente santo.»
(Anonimo Reatino, Actus Beati Francisci in Valle Reatina, II, 57-60, a c. di A. Cadderi, Assisi, Edizioni Porziuncola, 1999.)
Nella parte più nascosta di un bosco di lecci secolari, sulla costa del verdissimo monte Rainiero, si adagia il santuario di Fontecolombo. Come ci dice l’Anonimo Reatino è il Sinai francescano, è, infatti, il monte scelto da Francesco per stilare la regola definitiva del suo Ordine. Qui tutto è sacro: gli edifici e il bosco stesso, perché racchiude il Sacro Speco, la grotta naturale in cui Francesco scrisse la regola del suo Ordine.

Poggio Bustone

Poggio Bustone è legato alla vita di San Francesco che qui visse per un certo periodo. È noto inoltre per essere il paese natale del celebre cantautore Lucio Battisti.

Poggio Bustone si trova su un colle che si erge sul bordo nord-orientale della Piana Reatina, detta anche Valle Santa per via della presenza di quattro santuari francescani (uno dei quali situati proprio a Poggio Bustone), e alle falde meridionali del massiccio del Monte Terminillo. Dista 15 km da Rieti, 22 da Greccio, 16 dal Santuario di Santa Maria de La Foresta, 21 dal Santuario di Fonte Colombo, 26 da Leonessa.

Le radici di Poggio Bustone si perdono nella notte dei tempi, ma i primi documenti che attestano la sua esistenza risalgono al XII secolo. Intorno al 1117 è nominato il castrum ed il podium di Poggio Bustone quando Berardo, signorotto del luogo, donò il territorio all’Abbazia di Farfa, ma il dominio dell’Abbazia durò pochi anni per passare poi al regno Normanno. Alla fine del XII sec. il paese fu incluso nel territorio reatino. San Francesco, con i suoi primi sei compagni, prese a predicare nel 1208 nella valle reatina prendendo dimora a Poggio Bustone.

Dal 1817 Poggio Bustone divenne sede di un governatorato che aveva alle sue dipendenze i comuni di Labro, Morro Reatino e Rivodutri. Poggio Bustone nella storia recente fu protagonista della lotta partigiana, nel mese di aprile del 1944, fu invaso dalle truppe nazi-fasciste che portarono morte e distruzione, in seguito per il coraggio dimostrato dalla popolazione il paese fu insignito di Medaglia d’Argento al valore.

Monte Terminillo

Il Monte Terminillo (Mons Tetricus per gli antichi romani) è un massiccio montuoso, la cui vetta più elevata raggiunge i 2217,13 m di altitudine. Appartenente al gruppo dei Monti Reatini dell’Appennino abruzzese, situato a 20 km da Rieti e a 100 km da Roma, fino al 1927 il massiccio montuoso e gran parte dei paesi pedemontani, esclusi Poggio Bustone, Rivodutri e Morro Reatino, appartenevano alla provincia dell’Aquila. La vetta è la terza più alta del Lazio, si trova nel territorio del comune di Leonessa ed è un simbolo dell’intera Sabina laziale.

Il clima del territorio è quello tipico delle zone appenniniche di media e alta montagna. Buoni e duraturi sono gli accumuli di neve d’inverno, specie nel versante settentrionale, fresco e ventilato d’estate.

Il Terminillo fu lanciato turisticamente negli anni trenta dopo una visita di Benito Mussolini che rimase “impressionato dalla bellezza del massiccio montuoso”. Venne così realizzata un’ampia strada da Lisciano a Pian De’ Rosce, successivamente completata fino a Terminillo (strada statale 4 bis del Terminillo), mentre negli anni venti il Terminillo poteva essere raggiunto solo a piedi o a cavallo attraverso sentieri. Negli anni trenta inizia quindi il boom turistico con le prime piste da sci attrezzate. Nel 1940 viene realizzata la funivia, tutt’oggi esistente.

Dagli anni cinquanta agli anni settanta Terminillo è la località sciistica di riferimento di tutto il Centro Italia. In questo periodo diventa un punto di ritrovo della “Roma bene”: vi soggiornano esponenti politici del mondo cinematografico. Il Terminillo, sia per gli esterni che negli interni degli alberghi, divenne il set per le riprese di molti film. 

La vicinanza con la capitale ha fatto sì che venga colloquialmente indicata come “la montagna dei romani”: i turisti provenienti dalla capitale ne frequentano infatti spesso le piste sciistiche; inoltre l’appellativo si può anche spiegare col fatto che, a differenza delle altre cime oltre i 2000 metri dell’Appennino centrale, il Terminillo è spesso visibile da Roma, specie nelle limpide giornate invernali, nelle quali appare l’intera montagna innevata.

Pellegrini sulla Via di Francesco

Il Cammino di Francesco è un percorso di interesse religioso e naturalistico che si sviluppa all’interno della Valle Santa Reatina, nella Provincia di Rieti, toccando vari luoghi segnati dal passaggio di San Francesco d’Assisi tra cui i quattro santuari da lui fondati. Si integra in un più ampio cammino che da Roma passa per la Valle Santa e conduce ad Assisi, ed ancora più a Nord fino alla Verna.

Racconti e Funambolismo. Il Progetto di Teatro Alchemico

Federica Di Giampaolo, collaboratrice di Teatro Alchemico ci fa il resoconto della prima lezione del corso sulla produzione video.

Concorso logo ostello Il Castagno

The Big Oxmox advised her not to do so, because there were thousands of bad Commas, wild Question.

Le Cime di Leonessa

Il territorio comunale di Leonessa è posto nel Lazio orientale, in Sabina, lungo il versante settentrionale del Terminillo e la Val Leonina (o Vallonina) discendente dalla Sella di Leonessa, allungandosi poi sull’omonimo altopiano di Leonessa fino al confine con l’Umbria con il territorio del comune di Monteleone di Spoleto e Cascia; comprende anche il monte di Cambio, alto 2.081 m s.l.m. e il Monte Tilia e vi scorre il fiume Corno.

Leonessa fu fondata nel 1278 con la fusione di vari castelli preesistenti, nell’altipiano alle falde del monte Tilia. Ai margini settentrionali dell’altopiano si fissò, già sul finire del XII secolo, la linea pedemontana di confine tra Stato della Chiesa e Regno di Napoli, ad ognuno dei quali fece capo un gruppo di castelli. Tale fondazione va inquadrata nei procedimenti di sinecismo o di incastellazione che, soprattutto in Abruzzo nei secoli XIII-XIV furono all’origine di molti agglomerati.

Nei secoli XV-XVI fiorirono le industrie, principalmente quella laniera, che trovò sbocchi in numerosi centri commerciali, dai mercati di Farfa a quelli di Ascoli Piceno. In seguito l’arte della lana volse al declino, pur continuando ad assorbire una considerevole parte dell’artigianato locale. Nel corso del ‘500 Leonessa venne infeudata a Margherita d’Austria, figlia di Carlo V, la quale la portò in dote ai Farnese. La situazione economica ebbe un grave colpo in seguito ai violenti terremoti del 1703, nei quali rimasero distrutti molti edifici pubblici e numerose frazioni.

Fino al 1860 fu un comune compreso nel Regno delle Due Sicilie, fino a quando non fu occupato dal Regno di Sardegna, che nel 1861 prese il nome di Regno d’Italia. Già prima era libera università. Nel 1927 passò dalla provincia dell’Aquila, ricompresa nello storico circondario di Cittaducale, a quella neoistituita di Rieti, appartenente al Lazio anziché all’Abruzzo . Dopo l’8 settembre, la zona di Leonessa fu interessato da un forte movimento partigiano, e il 16 marzo 1944 il paese e le frazioni circostanti vennero occupate dai partigiani della Brigata Garibaldina Antonio Gramsci, e inglobate in una zona libera che andava dalla Valnerina a Norcia e a Leonessa, con al centro Cascia. A ciò seguì una forte reazione da parte dell’esercito tedesco, che attaccò in forze la zona. Leonessa pagò un alto prezzo di sangue, quando tra il 2 e il 7 aprile si susseguirono una serie di stragi (la Strage di Leonessa) in cui vennero trucidati 51 civili, tra cui il parroco Don Concezio Chiaretti.

Cittaducale

Città basso-medioevale adagiata dolcemente sul Colle di Cerreto Piano nella parte ovest della Piana di San Vittorino, si trova a 10 chilometri da Rieti e dalla Piana Reatina, 17 da Antrodoco, 52 dall’Aquila. Alle sue spalle, a nord, si innalza il Monte Terminillo (m. 2.216), a sud-est il gruppo montuoso del Monte Nuria, a est il gruppo montuoso di Monte Giano, mentre ai suoi piedi scorre il fiume Velino.

La media valle del Velino, oggi dominata da Cittaducale, era anticamente abitata da popolazioni che Tito Livio chiama Aborigeni e Pelasgi. Questi, prima della colonizzazione romana, avevano dato vita alle leggendarie città di Cotilia e Lista, rispettivamente ad est e ad ovest dell’attuale abitato. Del periodo romano rimangono i resti archeologici delle Terme di Vespasiano, i quali sono localizzati ad ovest di Cittaducale, in territorio di Castel Sant’Angelo.

Fondata nel 1308 da re Carlo II d’Angiò, fu chiamata Città Ducale in onore di Roberto duca di Calabria, figlio di Carlo ed erede al trono del Regno di Napoli, di cui rappresentava all’epoca il baluardo più settentrionale (dopo Civitella del Tronto). Tale caratteristica rimase intatta anche quando il Reame assunse il nome di Regno delle Due Sicilie. Passata dal dominio degli Angioini a quello degli Aragonesi, ottenne il privilegio di battere moneta e si dimostrò fedele a questi ultimi tanto da dover sostenere continue lotte contro Rieti a difesa del Regno di Napoli. Nel corso del XVI secolo ottenne il titolo di Città e divenne sede di diocesi sotto Papa Alessandro VI Borgia, quindi fu data in feudo dall’imperatore Carlo V a sua figlia Margherita d’Austria, andata in sposa ad Ottavio Farnese.

Dopo la dominazione dei Farnese, tornò alle dipendenze dirette dei Borbone di Napoli, amministrativamente compresa nella provincia del Secondo Abruzzo Ulteriore, con capoluogo L’Aquila, fino al 1861; terra di frontiera, ospitava un’importante dogana nei pressi della frazione di Santa Rufina, dove correva l’antico confine di Stato che fino al 1927 fu ancora confine provinciale tra Abruzzo e Umbria. Nella prima metà dell’Ottocento nei pressi di Cittaducale si svolse quella che viene ricordata come la prima battaglia del Risorgimento, quella tra l’esercito austriaco e le truppe napoletane comandate da Guglielmo Pepe.

Nel 1927, in seguito alla decisione del governo italiano di riordinare le circoscrizioni provinciali, il Comune, insieme a tutto il territorio del suo ex circondario, dalla provincia di Aquila degli Abruzzi passò a quella di Rieti, appena istituita. Il 6 e il 7 settembre 2008 Cittaducale ha festeggiato il suo 700º anniversario della fondazione con una spettacolare Rievocazione Storica. Cittaducale è sede della storica Scuola del Corpo Forestale dello Stato.

Cantalice

Cantalice si affaccia sulla piana di Rieti dominandola dall’alto con una vista sui tre laghi che ricadono nel suo territorio.

Questi laghi, insieme al lago di Piediluco rappresentano ciò che oggi rimane dell’antico lago Velino, che nel periodo pliocenico ricopriva tutta la valle da Rieti a Piediluco alimentato da numerose sorgenti sotterranee e dai ghiacci del massiccio del Terminillo. Nel periodo romano, attorno all’anno 272 a.C. fu scavato un canale di drenaggio (noto come “cavo curiano”) che permise lo svuotamento del lago Velino con la bonifica dell’intero territorio alluvionale originando in tale tratto il corso del fiume Velino che prima alimentava il lago e le cascate delle Marmore.

Nel territorio di Cantalice si trova la Riserva parziale naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile dove un percorso naturalistico intorno ai laghi connette alcune cascine su palafitte per l’avvistamento e la fotografia della fauna lacustre presente sulle rive dei laghi.

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