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Amatrice

Amatrice è situata al centro di una conca verdeggiante, incastonata a sua volta in un’area al confine tra quattro regioni italiane: Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo, in una zona strategica di passaggio tra versante adriatico e quello tirrenico, nell’alto bacino idrografico del fiume Tronto.

II suo territorio si articola in un altopiano centrale con un’altitudine compresa tra i 900 e i 1000 metri, ospitante il lago di Scandarello, un bacino artificiale ottenuto mediante lo sbarramento del rio Scandarello nel 1924, e circondato da rilievi che sul lato orientale superano i 2400 metri, in corrispondenza della dorsale principale dei Monti della Laga. Nel comune di Amatrice è inclusa la cima del Monte Gorzano (2458 m), la vetta più alta del Lazio, mentre sulla stessa linea spartiacque si ergono anche le cime di Pizzo di Moscio, Cima Lepri e Pizzo di Sevo tutte sopra i 2400 m di quota.

A differenza di diversi altri gruppi appenninici, la catena della Laga non è costituita di calcari, bensì di rocce poco permeabili, quali arenarie e marne, meglio note come molasse che rendono molto limitata l’infiltrazione delle acque piovane nel sottosuolo. Ciò permette l’esistenza di un gran numero di sorgenti perenni, distribuite sin quasi sulle vette, che alimentano la circolazione superficiale. Questo territorio, quindi, a differenza delle altre montagne dell’Appennino centrale, si presenta verdeggiante e ricco d’acqua durante tutto l’anno.

Monte Gorzano
Salendo dalla conca verso le cime, si abbandonano i coltivi e i boschi prevalentemente formati di cerro, castagno e pioppo, per entrare poi nelle caratteristiche faggete di montagna. Il bosco si spinge così sino a circa 1800 metri di quota, per lasciare quindi lo spazio alla prateria d’altitudine che, all’inizio dell’estate, subisce l’effetto del fenomeno della fioritura. In questo contesto assumono particolare rilievo i numerosi fossi che scendono verso valle con un continuo susseguirsi di salti di roccia. Questi, nella fascia d’altitudine compresa tra 1300 metri e 1600 metri di altitudine, formano cascate con dislivelli anche di 70-80 metri che, spettacolari in primavera per la portata d’acqua dovuta al disgelo, assumono toni suggestivi in inverno per l’abbondante ghiaccio che le riveste.

Dal 1991 il territorio amatriciano è incluso nel parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga cui la cittadina dedica un piccolo parco turistico-fotografico con annessa l’intera planimetria-altimetria 3D.

Il 24 agosto 2016 Amatrice è stata devastata da un terremoto di magnitudo 6.0 della scala Richter, prodottosi alle 3:36 nell’area reatina con epicentro nella vicina Accumoli; proprio Amatrice ha pagato il maggior tributo di vite umane all’evento: sulle 300 vittime totali,[10][11] 235 sono morte nel suo territorio, che ha visto distrutta la gran parte degli edifici pubblici e privati.

Il 18 gennaio 2017 una serie di quattro nuove scosse con epicentro nei vicini comuni di Montereale (5.1), Capitignano (5.5) e Pizzoli (5.4 e 5.0) ha colpito il comune, provocando nuovi crolli alle strutture già lesionate dai precedenti sismi e abbattendo quanto rimaneva del campanile della chiesa di Sant’Agostino.

Il Santuario di Fonte Colombo

Il santuario-convento di Fonte Colombo presso la città di Rieti è uno dei quattro santuari francescani che delimitano il cosiddetto Cammino di San Francesco nella Valle Santa reatina, insieme al convento di Greccio, al santuario della Foresta, e al santuario di Poggio Bustone (convento di San Giacomo).

«Il monte della Regola, monte Ranierio [NDR: l’attuale Fonte Colombo], è stato riempito dal Signore di divina dolcezza, consacrato al sapore mellifluo della sua presenza, in mezzo al festoso stuolo dei beati. È divenuto un nuovo Sinai, dove, sentendolo tutti, fu data la legge. Un altro monte Carmelo, dove l’anima di Francesco si intratteneva e conversava con il Signore. Fontecolombo è il monte che dobbiamo salire a piedi scalzi,perché è un luogo veramente santo.»
(Anonimo Reatino, Actus Beati Francisci in Valle Reatina, II, 57-60, a c. di A. Cadderi, Assisi, Edizioni Porziuncola, 1999.)
Nella parte più nascosta di un bosco di lecci secolari, sulla costa del verdissimo monte Rainiero, si adagia il santuario di Fontecolombo. Come ci dice l’Anonimo Reatino è il Sinai francescano, è, infatti, il monte scelto da Francesco per stilare la regola definitiva del suo Ordine. Qui tutto è sacro: gli edifici e il bosco stesso, perché racchiude il Sacro Speco, la grotta naturale in cui Francesco scrisse la regola del suo Ordine.

Poggio Bustone

Poggio Bustone è legato alla vita di San Francesco che qui visse per un certo periodo. È noto inoltre per essere il paese natale del celebre cantautore Lucio Battisti.

Poggio Bustone si trova su un colle che si erge sul bordo nord-orientale della Piana Reatina, detta anche Valle Santa per via della presenza di quattro santuari francescani (uno dei quali situati proprio a Poggio Bustone), e alle falde meridionali del massiccio del Monte Terminillo. Dista 15 km da Rieti, 22 da Greccio, 16 dal Santuario di Santa Maria de La Foresta, 21 dal Santuario di Fonte Colombo, 26 da Leonessa.

Le radici di Poggio Bustone si perdono nella notte dei tempi, ma i primi documenti che attestano la sua esistenza risalgono al XII secolo. Intorno al 1117 è nominato il castrum ed il podium di Poggio Bustone quando Berardo, signorotto del luogo, donò il territorio all’Abbazia di Farfa, ma il dominio dell’Abbazia durò pochi anni per passare poi al regno Normanno. Alla fine del XII sec. il paese fu incluso nel territorio reatino. San Francesco, con i suoi primi sei compagni, prese a predicare nel 1208 nella valle reatina prendendo dimora a Poggio Bustone.

Dal 1817 Poggio Bustone divenne sede di un governatorato che aveva alle sue dipendenze i comuni di Labro, Morro Reatino e Rivodutri. Poggio Bustone nella storia recente fu protagonista della lotta partigiana, nel mese di aprile del 1944, fu invaso dalle truppe nazi-fasciste che portarono morte e distruzione, in seguito per il coraggio dimostrato dalla popolazione il paese fu insignito di Medaglia d’Argento al valore.

Monte Terminillo

Il Monte Terminillo (Mons Tetricus per gli antichi romani) è un massiccio montuoso, la cui vetta più elevata raggiunge i 2217,13 m di altitudine. Appartenente al gruppo dei Monti Reatini dell’Appennino abruzzese, situato a 20 km da Rieti e a 100 km da Roma, fino al 1927 il massiccio montuoso e gran parte dei paesi pedemontani, esclusi Poggio Bustone, Rivodutri e Morro Reatino, appartenevano alla provincia dell’Aquila. La vetta è la terza più alta del Lazio, si trova nel territorio del comune di Leonessa ed è un simbolo dell’intera Sabina laziale.

Il clima del territorio è quello tipico delle zone appenniniche di media e alta montagna. Buoni e duraturi sono gli accumuli di neve d’inverno, specie nel versante settentrionale, fresco e ventilato d’estate.

Il Terminillo fu lanciato turisticamente negli anni trenta dopo una visita di Benito Mussolini che rimase “impressionato dalla bellezza del massiccio montuoso”. Venne così realizzata un’ampia strada da Lisciano a Pian De’ Rosce, successivamente completata fino a Terminillo (strada statale 4 bis del Terminillo), mentre negli anni venti il Terminillo poteva essere raggiunto solo a piedi o a cavallo attraverso sentieri. Negli anni trenta inizia quindi il boom turistico con le prime piste da sci attrezzate. Nel 1940 viene realizzata la funivia, tutt’oggi esistente.

Dagli anni cinquanta agli anni settanta Terminillo è la località sciistica di riferimento di tutto il Centro Italia. In questo periodo diventa un punto di ritrovo della “Roma bene”: vi soggiornano esponenti politici del mondo cinematografico. Il Terminillo, sia per gli esterni che negli interni degli alberghi, divenne il set per le riprese di molti film. 

La vicinanza con la capitale ha fatto sì che venga colloquialmente indicata come “la montagna dei romani”: i turisti provenienti dalla capitale ne frequentano infatti spesso le piste sciistiche; inoltre l’appellativo si può anche spiegare col fatto che, a differenza delle altre cime oltre i 2000 metri dell’Appennino centrale, il Terminillo è spesso visibile da Roma, specie nelle limpide giornate invernali, nelle quali appare l’intera montagna innevata.

Pellegrini sulla Via di Francesco

Il Cammino di Francesco è un percorso di interesse religioso e naturalistico che si sviluppa all’interno della Valle Santa Reatina, nella Provincia di Rieti, toccando vari luoghi segnati dal passaggio di San Francesco d’Assisi tra cui i quattro santuari da lui fondati. Si integra in un più ampio cammino che da Roma passa per la Valle Santa e conduce ad Assisi, ed ancora più a Nord fino alla Verna.

Racconti e Funambolismo. Il Progetto di Teatro Alchemico

Federica Di Giampaolo, collaboratrice di Teatro Alchemico ci fa il resoconto della prima lezione del corso sulla produzione video.

Concorso logo ostello Il Castagno

The Big Oxmox advised her not to do so, because there were thousands of bad Commas, wild Question.

Le Cime di Leonessa

Il territorio comunale di Leonessa è posto nel Lazio orientale, in Sabina, lungo il versante settentrionale del Terminillo e la Val Leonina (o Vallonina) discendente dalla Sella di Leonessa, allungandosi poi sull’omonimo altopiano di Leonessa fino al confine con l’Umbria con il territorio del comune di Monteleone di Spoleto e Cascia; comprende anche il monte di Cambio, alto 2.081 m s.l.m. e il Monte Tilia e vi scorre il fiume Corno.

Leonessa fu fondata nel 1278 con la fusione di vari castelli preesistenti, nell’altipiano alle falde del monte Tilia. Ai margini settentrionali dell’altopiano si fissò, già sul finire del XII secolo, la linea pedemontana di confine tra Stato della Chiesa e Regno di Napoli, ad ognuno dei quali fece capo un gruppo di castelli. Tale fondazione va inquadrata nei procedimenti di sinecismo o di incastellazione che, soprattutto in Abruzzo nei secoli XIII-XIV furono all’origine di molti agglomerati.

Nei secoli XV-XVI fiorirono le industrie, principalmente quella laniera, che trovò sbocchi in numerosi centri commerciali, dai mercati di Farfa a quelli di Ascoli Piceno. In seguito l’arte della lana volse al declino, pur continuando ad assorbire una considerevole parte dell’artigianato locale. Nel corso del ‘500 Leonessa venne infeudata a Margherita d’Austria, figlia di Carlo V, la quale la portò in dote ai Farnese. La situazione economica ebbe un grave colpo in seguito ai violenti terremoti del 1703, nei quali rimasero distrutti molti edifici pubblici e numerose frazioni.

Fino al 1860 fu un comune compreso nel Regno delle Due Sicilie, fino a quando non fu occupato dal Regno di Sardegna, che nel 1861 prese il nome di Regno d’Italia. Già prima era libera università. Nel 1927 passò dalla provincia dell’Aquila, ricompresa nello storico circondario di Cittaducale, a quella neoistituita di Rieti, appartenente al Lazio anziché all’Abruzzo . Dopo l’8 settembre, la zona di Leonessa fu interessato da un forte movimento partigiano, e il 16 marzo 1944 il paese e le frazioni circostanti vennero occupate dai partigiani della Brigata Garibaldina Antonio Gramsci, e inglobate in una zona libera che andava dalla Valnerina a Norcia e a Leonessa, con al centro Cascia. A ciò seguì una forte reazione da parte dell’esercito tedesco, che attaccò in forze la zona. Leonessa pagò un alto prezzo di sangue, quando tra il 2 e il 7 aprile si susseguirono una serie di stragi (la Strage di Leonessa) in cui vennero trucidati 51 civili, tra cui il parroco Don Concezio Chiaretti.

Cittaducale

Città basso-medioevale adagiata dolcemente sul Colle di Cerreto Piano nella parte ovest della Piana di San Vittorino, si trova a 10 chilometri da Rieti e dalla Piana Reatina, 17 da Antrodoco, 52 dall’Aquila. Alle sue spalle, a nord, si innalza il Monte Terminillo (m. 2.216), a sud-est il gruppo montuoso del Monte Nuria, a est il gruppo montuoso di Monte Giano, mentre ai suoi piedi scorre il fiume Velino.

La media valle del Velino, oggi dominata da Cittaducale, era anticamente abitata da popolazioni che Tito Livio chiama Aborigeni e Pelasgi. Questi, prima della colonizzazione romana, avevano dato vita alle leggendarie città di Cotilia e Lista, rispettivamente ad est e ad ovest dell’attuale abitato. Del periodo romano rimangono i resti archeologici delle Terme di Vespasiano, i quali sono localizzati ad ovest di Cittaducale, in territorio di Castel Sant’Angelo.

Fondata nel 1308 da re Carlo II d’Angiò, fu chiamata Città Ducale in onore di Roberto duca di Calabria, figlio di Carlo ed erede al trono del Regno di Napoli, di cui rappresentava all’epoca il baluardo più settentrionale (dopo Civitella del Tronto). Tale caratteristica rimase intatta anche quando il Reame assunse il nome di Regno delle Due Sicilie. Passata dal dominio degli Angioini a quello degli Aragonesi, ottenne il privilegio di battere moneta e si dimostrò fedele a questi ultimi tanto da dover sostenere continue lotte contro Rieti a difesa del Regno di Napoli. Nel corso del XVI secolo ottenne il titolo di Città e divenne sede di diocesi sotto Papa Alessandro VI Borgia, quindi fu data in feudo dall’imperatore Carlo V a sua figlia Margherita d’Austria, andata in sposa ad Ottavio Farnese.

Dopo la dominazione dei Farnese, tornò alle dipendenze dirette dei Borbone di Napoli, amministrativamente compresa nella provincia del Secondo Abruzzo Ulteriore, con capoluogo L’Aquila, fino al 1861; terra di frontiera, ospitava un’importante dogana nei pressi della frazione di Santa Rufina, dove correva l’antico confine di Stato che fino al 1927 fu ancora confine provinciale tra Abruzzo e Umbria. Nella prima metà dell’Ottocento nei pressi di Cittaducale si svolse quella che viene ricordata come la prima battaglia del Risorgimento, quella tra l’esercito austriaco e le truppe napoletane comandate da Guglielmo Pepe.

Nel 1927, in seguito alla decisione del governo italiano di riordinare le circoscrizioni provinciali, il Comune, insieme a tutto il territorio del suo ex circondario, dalla provincia di Aquila degli Abruzzi passò a quella di Rieti, appena istituita. Il 6 e il 7 settembre 2008 Cittaducale ha festeggiato il suo 700º anniversario della fondazione con una spettacolare Rievocazione Storica. Cittaducale è sede della storica Scuola del Corpo Forestale dello Stato.

Cantalice

Cantalice si affaccia sulla piana di Rieti dominandola dall’alto con una vista sui tre laghi che ricadono nel suo territorio.

Questi laghi, insieme al lago di Piediluco rappresentano ciò che oggi rimane dell’antico lago Velino, che nel periodo pliocenico ricopriva tutta la valle da Rieti a Piediluco alimentato da numerose sorgenti sotterranee e dai ghiacci del massiccio del Terminillo. Nel periodo romano, attorno all’anno 272 a.C. fu scavato un canale di drenaggio (noto come “cavo curiano”) che permise lo svuotamento del lago Velino con la bonifica dell’intero territorio alluvionale originando in tale tratto il corso del fiume Velino che prima alimentava il lago e le cascate delle Marmore.

Nel territorio di Cantalice si trova la Riserva parziale naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile dove un percorso naturalistico intorno ai laghi connette alcune cascine su palafitte per l’avvistamento e la fotografia della fauna lacustre presente sulle rive dei laghi.

Borgovelino

Borgo Velino (noto in precedenza come Borghetto; Borghittu in dialetto sabino) è un comune italiano di 943 abitanti della provincia di Rieti, nel Lazio. Fino al 1927 faceva parte della provincia dell’Aquila, in Abruzzo e, dal 1233 al 1861, è stato parte integrante del giustizierato d’Abruzzo e della provincia Abruzzo Ultra II, nel distretto di Cittaducale, con capoluogo L’Aquila.

Si trova in prossimità del sito dell’antico centro sabino Viario situato nelle immediata collina alle falde sud-orientali del Terminillo, i cui rari resti sono stati rinvenuti nell’area orientale confinante ad un’antica torre medievale, ora occupata da un campo coltivato. Paese natale di Giulio Pezzola brigante filo spagnolo del XVII secolo.

Il giornalista nel territorio. Gianluca Gizzi incontra i ragazzi del Progetto Ripartiamo

Il nome di Gianluca Gizzi va sicuramente aggiunto alla lista delle personalità legate a Rieti ed interessate alla ripartenza delle zone colpite dal sisma. Proprio ieri pomeriggio nella sala consiliare della Provincia, il giornalista di Rds, ha incontrato i ragazzi del progetto “Ripartiamo”, volto a far conoscere le qualità del nostro territorio dopo la tragedia del 2016. Un incontro in cui Gizzi, originario di Leonessa, ha fornito ai ragazzi diversi spunti per rilanciare il Reatino, elogiandone le bellezze naturali, la forte tradizione e svelando anche diversi trucchi del mestiere di giornalista. «Sono estremamente legato a Rieti – confessa Gizzi, aggiungendo – È una terra con delle grandi potenzialità».

Antrodoco

Fino al 1927 ha fatto parte della provincia dell’Aquila, in Abruzzo e, dal 1233 al 1861, per più di 600 anni, è stato parte integrante del giustizierato d’Abruzzo e della provincia Abruzzo Ulteriore II, nel distretto di Cittaducale, con capoluogo L’Aquila. Dal 2006 è insignito del titolo di città.
La città di Antrodoco è situata lungo la via Salaria. Da Antrodoco inizia la Strada statale 17 dell’Appennino Abruzzese e Appulo Sannitico, che la collega con l’Abruzzo, il Molise e la Puglia. I 13 km che percorre questa statale nel comune di Antrodoco costituiscono la splendida e tuttora integra Valle di Corno, dove sorgeva l’antico Castello, fino ad arrivare al valico di Sella di Corno.

Antrodoco, come la stessa etimologia del toponimo (“in mezzo ai monti”) suggerisce, è circondato da tre gruppi montuosi.

A nord-est del paese si erge il Monte Giano (1820 m).

A sud troviamo A nord la Valle del Velino (o Falacrina) è sovrastata dal Monte Elefante (2089 m), facente parte del massiccio del Monte Terminillo (il Mons Tetricus degli antichi Romani).

Ad ovest invece la valle si allarga formando, superato Borgo Velino, la Piana di San Vittorino.

Paganico Sabino

Paganico Sabino sorge nel verde dei Monti Carseolani, a 720 s. l. m. È separato dalla vicina Ascrea dalle profonde Gole dell’Obito e situato in posizione dominante sul Lago del Turano. Il borgo, quindi, offre al visitatore un quadro paesaggistico incantevole e a tratti quasi surreale.
Il borgo di Paganico Sabino ha l’aspetto tipico del castrum medioevale, con vie strettissime protese verso il suo punto più alto, e cioè il luogo che presumibilmente fu della rocca, oggi occupato dalla Parrocchiale di San Nicola.
Paganico Sabino è uno dei centri più vetusti della Valle Turanense, menzionato fin dall’852 nel Regesto Farfense. Anzi, alcuni studiosi ritengono che le sue origini risalgano addirittura all’epoca romana. Ciò, del resto, sarebbe attestato innanzitutto dal nome stesso di «Paganico», che deriva dal latino paganicum, secondo un toponimo con cui nel Medioevo venivano definiti i villaggi eredi di insediamenti romani o che presentavano rovine di quel periodo. In particolare, l’Orsini, in un articolo del 1935, sostenne l’ipotesi per la quale la Paganico medievale si sarebbe sviluppata sull’area dell’antica Falacrine, patria di Vespasiano.
Il centro storico di Paganico non offre particolari attrattive dal punto di vista monumentale: di un certo interesse sono comunque la Parrocchiale di San Nicola e le chiese di San Nicola e di Santa Maria dell’Annunciazione (ove, all’interno, sono un affresco del XVI secolo raffigurante la Crocifissione ed un ciclo pittorico recentemente riscoperto).

Il Lago del Salto

Il lago del Salto è il più grande lago artificiale del Lazio, situato in provincia di Rieti e creato nel 1940 dallo sbarramento del fiume Salto con la diga del Salto e la conseguente sommersione dell’omonima profonda Valle nel Cicolano.

Le sue acque sono condivise con quelle del vicino lago del Turano, altro bacino idroelettrico, mediante un canale artificiale lungo circa 9 km sotto la giogaia del Monte Navegna (1508 m s.l.m.). I due bacini artificiali del Salto e del Turano alimentano la centrale idroelettrica di Cotilia, costruita nel 1942 a servizio delle acciaierie di Terni.
Il lago di conformazione molto allungata, all’apparenza come un enorme fiume o fiordo, e dall’importante perimetro per via anche della linea costiera molto frastagliata, segue fedelmente la stretta conformazione dell’omonima Valle del Salto ed è compreso prevalentemente nel comune di Petrella Salto, ma parte delle sue acque ricadono anche entro i confini dei comuni di Pescorocchiano, Fiamignano, Varco Sabino e Marcetelli.

Per la sua realizzazione sono stati cancellati e ricostruiti sulle sponde i centri abitati di Borgo San Pietro, Teglieto e Fiumata, frazioni di Petrella Salto, e Sant’Ippolito, frazione di Fiamignano. Di questi si ricorda il primo come marginale esempio di architettura razionalistica italiana in una provincia durante il Fascismo segnata prevalentemente da interventi rurali e forestali.

La diga del Salto e sullo sfondo Poggio Vittiano, frazione di Varco Sabino
Una grossa lapide incisa nella roccia presso la Diga del Salto, situata nel bordo nord-occidentale del lago, ricorda le vittime per la costruzione del possente sbarramento cementizio alto oltre 90 m, all’epoca della sua costruzione la diga più alta d’Italia.

Tutta la valle del Salto in corrispondenza del lago è coperta da fitti boschi lungo le pendici montuose dei monti che diradano bruscamente sul Lago.

Il cuore di Rieti

Il centro di Rieti sorge a un’altitudine di 405 m s.l.m. su una piccola altura nell’angolo sud-est della pianura denominata Piana Reatina, ai piedi dei colli San Mauro (o dei Cappuccini), Sant’Antonio al Monte e Monte Belvedere. La piana si estende per circa 90 km² ed è racchiusa dai Monti Reatini (tra cui il Monte Terminillo) ad est, dai Monti Sabini ad ovest ed è tagliata dal fiume Velino che riceve in essa le acque dei fiumi Salto e Turano.

L’estensione dell’antico Lacus Velinus
La piana anticamente era occupata dalle acque del Lacus Velinus; fu bonificata in età romana aprendo un varco tra il calcare accumulatosi nei secoli presso Marmore, generando così l’omonima cascata. Di questo lago restano specchi d’acqua minori: il lago di Piediluco (provincia di Terni), quello di Ventina e i laghi Lungo e di Ripasottile, gli ultimi due protetti dall’omonima riserva naturale.

Accumoli

Situata all’altitudine di 855 m s.l.m. nell’Appennino umbro-marchigiano in una conca all’estremo Nord-Est del Lazio, Accumoli è inserito nella Comunità montana del Velino. Fino al 1927 era parte della provincia dell’Aquila in Abruzzo. Il comune di Accumoli (insieme a quello confinante di Arquata del Tronto) è uno dei due comuni italiani che confinano con tre regioni (Abruzzo, Marche e Umbria) diverse da quella di appartenenza (Lazio).
Il nome di Acumulo appare forse per la prima volta nel 1037 quando Corrado II confermava la donazione della Terra Summatina fatta da Maginardo di Siolfo nel X secolo al vescovo di Ascoli.
Il comune ha origine nel XII secolo, quando il territorio nella Valle del Tronto era sotto il dominio dei Normanni e in seguito del Regno di Napoli. Cascia minacciava l’estremo confine del Regno, così per rafforzarlo, i governatori locali decisero di riunire sotto un’unica città i tanti villaggi sparsi per la Valle del Tronto sostituendo probabilmente il decaduto centro di Summata.
Il 24 agosto 2016 è stato colpito da un terremoto di magnitudo 6,0, con epicentro nella stessa Accumoli, che ha causato 11 vittime (4 nel capoluogo e 7 nelle frazioni) e gravi danni al centro storico.

Rieti e il centro storico

Ritenuta dagli autori dell’età classica il centro geografico d’Italia (Umbilicus Italiae), Rieti sorge nella fertile Piana Reatina alle pendici del Monte Terminillo, sulle sponde del fiume Velino, in un territorio ricco d’acqua che fornisce alla Capitale molta dell’acqua potabile di cui necessita.

Di origini ancor più antiche di Roma, fu fondata all’inizio dell’età del ferro e divenne un’importante città dei Sabini. Fu conquistata dai Romani nel 290 a.C e, dopo la caduta dell’impero, dai Visigoti; sotto i Longobardi fu gastaldato nel Ducato di Spoleto. Entrata a far parte dello Stato Pontificio, costituiva un territorio di frontiera con il Regno di Napoli e nel XIII secolo fu frequentemente sede papale. Dopo l’annessione nel 1860 al Regno d’Italia fu aggregata alla provincia di Perugia, in Umbria, finché nel 1927 fu istituita la provincia di Rieti passando nel Lazio.

Contigliano – L’assalto al castello

Il Cammino di Francesco è un percorso di interesse religioso e naturalistico che si sviluppa all’interno della Valle Santa Reatina, nella Provincia di Rieti, toccando vari luoghi segnati dal passaggio di San Francesco d’Assisi tra cui i quattro santuari da lui fondati. Si integra in un più ampio cammino che da Roma passa per la Valle Santa e conduce ad Assisi, ed ancora più a Nord fino alla Verna.

Greccio il Paese del Primo Presepe

Greccio fu fondato, secondo la tradizione, da una colonia o famiglia greca, fuggita o esiliata dalla patria in seguito a guerre e distruzioni che innamoratasi della amenità del luogo e della comodità di difesa naturale che offriva, ci si stabilì. Da qui il nome Grecia, Grece, Grecce ed infine Greccio.

Il Presepe di Greccio è la tredicesima delle ventotto scene del ciclo di affreschi delle Storie di san Francesco della Basilica superiore di Assisi, attribuiti a Giotto. Fu dipinta verosimilmente tra il 1295 e il 1299 e misura 230×270 cm.

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